COSTUME COLLOQUIUM COLORS IN FASHION SECONDA PARTE

TRA GLI ARGOMENTI TRATTATI: LA MODA PSCICADELICA DEGLI ANNI ’60, LA MINACCIA DEL COLOR INDACO IN SVEZIA

Come vi avevo spiegato  ho deciso di dividere il post relativo alla prima giornata di Costume Collouqium in due parti vista la quantità di argomenti trattati.

Potete trovare la prima parte QUI.

Tra gli interventi che mi hanno affascinata maggiormente durante la prima giornata di Colors in Fashion c’è quello del Prof. Leif Runefelt della Sodertorn University di Stoccolma che ha spiegato come il color indaco In Svezia diventò alla fine del Settecento un vero problema etico.

Cerchiamo di capire il perché.

La pianta utilizzata per produrre il color indaco non cresceva in Svezia per ragione climatiche ma veniva importata.

Gli abiti di color blu erano molto cari e per questo divennero presto un segno distintivo della classe benestante.

La classe rurale invece indossava principalmente capi di color grigio.

Il colore era quindi un segno distintivo per l’ordine gerarchico della società in quel momento.

Alla fine del settecento però il prezzo del color indaco scende e la reperibilità di capi di questo colore aumenta, questo porta il Blu ad essere il colore più ricercato ed amato dalla classe rurale.

I contadini arricchiti compravano capi color indaco, gli altri si arrangiavano colorando i capi con bacche e mirtilli.

La certezza è che il blu diventa il color moda anche tra i ceti inferiori.

Questo porta ad una vera rivolta da parte delle classi superiori che vedevano a rischio il loro ruolo, il colore degli abiti era un segno distintivo di appartenenza sociale, per questo proibirono alle classi rurali di indossare capi di questo colore.

Su libri del periodo troviamo illustrazioni che esemplificano la situazione, significativa è una vignetta che rappresenta due famiglie rurali: quella sulla destra vestita di blu sta cantando facendo festa, c’è chi dorme, il blu è visto come simbolo del vizio, dell’ozio; quella sulla sinistra è vestita di grigio sta lavorando e per questo è virtuosa.

In pratica la Upper class non vide la diffusione dell’indaco come segno di sviluppo per la società e del suo potere d’acquisto ma al contrario come un campanello di allarme, una minaccia.

Il colore ha da sempre un ruolo importante nella società Kimberly Whal professoressa alla Ryerson University di Toronto che ci ha spiegato perché all’inizio del Novecento le suffragette fecero del bianco il proprio colore.

Il color bianco oltre a simboleggiare la purezza d’animo e dei loro principi rappresentava un segno di differenza di genere e di classe in opposizione ai colori scuri dell’universo maschile.

Lauren Whitley curatrice del Museo of Fine Arts di Boston ha trattato il tema  cultura psicadelica e del suo rapporto con la moda ed i colori negli anni ’60 del Novecento.

Gli stilisti del periodo  facevano uso di droghe sopratutto LSD per avere allucinazioni che li portassero ad ispirazioni per grafiche e colori.

Il colore in questo periodo viene visto dai giovani come una forma di ribellione, cercano di differenziarsi dall’aspetto dei loro genitori.

I colori della cultura psicadelica sono forti, brillanti giallo, viola, arancio, verde vengono utilizzati dagli stilisti su abiti ed oggetti di design per riprodurre il colore del caleidoscopio.

La moda psicadelica era molto apprezzata dai cantanti e dagli Hippie.

Nel 1967 a Londra Jhon Lenon dei Beatles apre la boutique Apple dove si vendano capi ed oggetti  pscicadelici ispirati al mondo dell’arte sopratutto della pittura.

Questo negozio fu un vero disastro finanziario e chiuse poco tempo dopo la sua apertura.

Insieme alla cultura psicadelica nasce anche un altro movimento  giovanile che si chiama Biba.

Biba rivaluta i colori scuri ma vuole adattarli ai gusti dei giovani, i colori sono pastello  dai toni polverosi.

Presto nascono a Londra Numerose Boutique Biba: pareti nere, le lampade art decò, i divani animalier,  cuscini di velluto, tutto era nuovo ed  era disegnato da Barbara HulanickiIn.

 La cultura giovanile sia con Biba che con la cultura psicadelica cercava nuovi modi di vestire in opposizione allo status quo.

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Il color indaco come problema etico in Svezia 1790-1820: la famiglia ruruale vestita in blu ozia, gioca è viziosa, quella vestita in grigio lavora ed è virtuosa

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